Siamo nel
1960 e
Dozza
era ancora un paese quasi dimenticato, sconosciuto, lontano
dalle grandi vie di comunicazione e quindi dalle grandi correnti
di traffico, privo completamente di turismo. In quell'anno
la Rocca Sforzesca, sino ad allora residenza privata dei Marchesi
Malvezzi-Campeggi, passò in proprietà del
Comune
di Dozza e dopo un adeguato restauro venne aperta al
pubblico.
Si pose contemporaneamente il problema di far "conoscere"
Dozza al di fuori dei confini
locali, di "portare" e convogliare verso questo ridente paese
il turismo regionale e nazionale: i motivi di richiamo erano
più che validi, la imponente e maestosa Rocca Sforzesca

con
il suo ricco arredamento e la sua quadreria, ma anche la particolare
struttura urbanistica del suo centro storico, i suoi prodotti
agricoli con particolare riferimento ai suoi vini prelibati
e fragranti come il Trebbiano, il Sangiovese e la famosa Albana
(un antico sonetto di un poeta anonimo definisce "
Dozza,
madre feconda di maschie e fragranti albane".)
In quegli anni imperversano nella nostra regione i Premi e
i Concorsi di pittura estemporanea e non c'era fiera o sagra
paesana dove non si vedessero pittori impegnati su cavalletto:
Dozza volle fare qualcosa
di diverso e la Pro Loco "inventò" il
MURO
DIPINTO; la prima edizione si svolse nel giugno 1960,
due giorni di durata, il sabato e la domenica, e fu tenuta
a battesimo da una pioggia fastidiosa e continua che ostacolò
non poco la fatica dei pittori; pur tuttavia la manifestazione
ebbe un grande successo di pubblico accorso numeroso ad assistere,
sotto l'ombrello, al lavoro degli artisti.

"Muro
bagnato, Muro fortunato", mai proverbio si è dimostrato più
azzeccato e vero; seguirono altre quattro edizioni annuali
negli anni 1961-1962-1963-1964, con un successo di pubblico
e di critica che andò ben oltre le previsioni e le aspettative
più ottimistiche. Il Muro Dipinto si era dimostrato un formidabile
veicolo pubblicitario per
Dozza:
oltre che un fatto culturale aveva aperto la strada allo sviluppo
turistico e quindi socio-economico del paese. A quel punto
la Pro Loco di Dozza decise di far fare al "Muro Dipinto"
un salto di qualità trasformandolo, con la preziosa collaborazione
di noti Critici d'Arte e Giornalisti (tra i quali Marassi,
Carluccio, DeMicheli, Valsecchi, ecc...) in BIENNALE d'ARTE
MODERNA. Da allora insigni maestri della pittura nazionale
e internazionale (quali Matta, Saetti, Sassu, Purificato,
Brindisi, Sughi, ecc...) hanno realizzato sui muri di Dozza
grandi affreschi murali, contribuendo in maniera determinante
ad elevare culturalmente ed artisticamente la manifestazione,
e a far si che
Dozza venisse
definita la "capitale dell'affresco moderno".

Le
Biennali 1965-1967-1969-1971 si svolsero (come del resto le
prime 5 edizioni) con il sistema del "concorso" o gara vera
e propria: giuria, graduatoria di merito con premi differenziati:
dal 1973 invece il "concorso" venne abolito superando giustamente
i concetti ormai frustri delle graduatorie, e gli artisti
considerati alla pari, con premi e riconoscimenti uguali per
tutti. Fin dal 1962 (e ancor oggi) gli artisti ammessi hanno
dovuto lasciare all'organizzazione il "bozzetto" della loro
opera murale: in questo modo è stato possibile allestire nei
saloni della Rocca Sforzesca una eccezionale Galleria d'Arte
moderna, la PINACOTECA del Muro Dipinto, corredata da una
ricca documentazione fotografica delle varie edizioni: nella
stessa Galleria sono depositate alcune opere murali "strappate"
per salvarle dalla distruzione causata dal maltempo e da altri
agenti atmosferici.
Nelle diciotto edizioni del "Muro Dipinto" svoltesi finora,
oltre 180 artisti hanno lasciato sui muri di Dozza una loro
testimonianza artistica, trasformando di fatto il paesello
in una Galleria d'Arte permanente, in un centro culturale
assai rinomato e ricercato, in una grossa realtà turistica.